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lunedì 10 settembre 2007

pubblicato su Legno Storto

Scritto da svulazen


sabato 08 settembre 2007
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Come noto, la giunta comunale di Bologna, guidata da un personaggio estraneo alla cultura e all’anima della città, ha deciso una permuta di terreni con una associazione musulmana. Questa permuta – contestata da molti nella valutazione a tutto vantaggio degli islamici – è unita ad una delibera che consentirebbe la creazione della più grande moschea d’europa: a Bologna, nell’area ex Caab (quartiere San Donato).
Tale moschea sarebbe affiancata da centro di cultura islamica e probabilmente centri di “accoglienza” e di sostegno per i musulmani.
Troppo facile il sospetto – visti i precedenti di ben più ridotte, nelle dimensioni, moschee in altre città – che il complesso si trasformi in una autentica base, una cittadella nella quale la legge in vigore sarebbe quella islamica e non quella italiana.
Una sorta di “santuario”, dotato di extraterritorialità perché non sfugge a nessuno che eventuali irruzioni della Polizia causerebbero violente reazioni di musulmani offesi e anche tensioni internazionali (basti guardare cosa accade per poche innocenti vignette).
Quindi un luogo dove i malintenzionati potrebbero ordire le loro trame ed esportare sangue e terrore non solo a Bologna e in Italia, ma in tutta l’europa.
La battaglia contro tale costruzione è appena iniziata e vede in prima fila la Lega e le combattive associazioni costituite per promuovere il referendum contro la moschea.

Il quartiere San Donato, i cui abitanti dovrebbero sopportare il peso maggiore dell’eventuale esecutività di tale improvvida decisione, ha organizzato un incontro, nel quale si sono confrontate le opposte parti, alla presenza di una folta cittadinanza, logicamente interessata e coinvolta.
L’assemblea è stata accesa.
Ne dà il resoconto il quotidiano della nostra città .
Spiace constatare che Padre Garuti, direttore del Centro San Domenico, si sia lasciato trascinare dal “politicamente corretto”, andandosene dall’assemblea e dichiarando che “questo è razzismo allo stato puro”.
Affermazione che lascia sconcertati, visto che proviene dal rappresentante di una religione che patisce discriminazioni e martiri per mano dei fanatici islamici.

Probabilmente Padre Garuti non è in sintonia con il Popolo del San Donato (e di Bologna) che giustamente teme il fanatismo islamico che si è manifestato anche in Italia con il caso di Hina, trucidata dai suoi famigliari perché voleva riscattarsi dalla schiavitù di essere donna musulmana.
E che Padre Garuti non sia in sintonia con il Popolo bolognese lo dimostra il sondaggio del Resto del Carlino che, in merito alla questione della moschea si è espresso con un netto “no” da parte del 93,9% dei partecipanti, contro uno striminzito “sì” del 6,1%.
Risultato persino più netto rispetto a quello che sta emergendo nel nostro (ben più modesto e ruspante) sondaggio qui a fianco aperto fino al 30 settembre.

Padre Garuti, invece di lasciarsi andare ad una esternazione banale e “politicamente corretta”, dovrebbe domandarsi se quello che lui chiama “razzismo” non sia invece Amore per la propria Identità, per la propria Storia, per la propria Terra.
In sostanza se quelli che lui taccia di “razzismo” non siano invece coloro ai quali il Papa si rivolge per riaffermare le radici Cristiane (e Romane) della Civiltà, dell’Occidente e dell’Italia.
E’ sicuramente più “papale” il cartello della Lega “Italia terra Cristiana, mai musulmana”, dello scatto di nervi del direttore del Centro San Domenico.
Che avrà, comunque, occasione di riscattarsi, perché la battaglia è appena iniziata e potrà fornire anche il suo contributo per vincerla: per Bologna, per l’Italia, per le radici Cristiane (e Romane) dell’Occidente.

da:http://svulazen.blogspot.com/

mercoledì 29 agosto 2007

Faremo una colletta per comprare l'area destinata alla moschea

pubblicato sul Resto del Carlino del 28-08-07


mercoledì 4 luglio 2007

Cofferati sulla moschea alla festa dell'Unità in San Donato

tratto da Emilianet

Cofferati: "Non sono

lontano dai cittadini"

Il sindaco intervistato alla festa

dell'unità di S. Donato



BOLOGNA (3 Lug. 2007) - Il rapporto tra sindaco e cittadini e il progetto della nuova moschea. Sono questi i temi di cui si è parlato, non senza qualche accenno di critica dal pubblico, nell'incontro con Sergio Cofferati alla Festa dell'Unità del quartiere S.Donato.
Sulla prima questione il primo cittadino, a chi aveva utilizzato termini come "delusione" rispetto alla campagna elettorale e "distacco" per criticarlo molto civilmente sul piano della partecipazione, ha risposto sottolineando il suo impegno costante: "Mi vedete meno rispetto alla campagna elettorale? Vero, ma allora facevo il candidato e ora faccio il sindaco. Il mio predecessore in Consiglio comunale non ci andava, io ne sono uscito alle 20 e domani sarò in Giunta". Successivamente, con qualche accenno polemico ha aggiunto: "Ogni tanto qualcuno si lamenta perché non l'ho incontrato, e magari poi si scopre che non ha neppure chiesto di incontrarmi". La lontananza del sindaco, insomma "é una vulgata che non corrisponde a verità". Per ribadire l'infondatezza di questo genere di critiche riguardo a una sua scostante presenza sul territorio bolognese, Cofferrati ha poi toccato una polemica vecchia di mesi "Sono stato criticato perché il 25 aprile non ero a Bologna e ho parlato a Genova. Su questo trasecolo. E' provincialismo esasperato. A Bologna avevo parlato l'anno prima e, per una logica rotazione, quest'anno ha parlato il presidente della Regione. Ho parlato in una città medaglia d'oro della Resistenza perché sono stato invitato dal sindaco e credo di aver fatto bene ad andare là. E' stato un onore per Bologna. E' importante per la città che altrove la sua amministrazione venga guardata con interesse".
Sul tema della costruzione della moschea, il primo cittadino ha ribadito di essere d'accordo col progetto: "E' giusto dare un luogo di culto ad una comunità religiosa. Si tratta di persone che già si ritrovano per pregare, ma debbono farlo in un posto inadeguato che crea difficoltà a loro e a chi abita in quella zona. Poi, rispetto ai timori di qualcuno, una commissione mista controllerà che la moschea venga utilizzata per il fine per cui è stata costruita". E il sindaco ha ricordato la storia del Pilastro, quella che un tempo era considerata una 'zona-ghetto' di Bologna e che si trova proprio nel quartiere S.Donato, per chiedere che ai musulmani non sia riservata "paura e discriminazione come quelle che un tempo avete patito voi".