martedì 31 luglio 2007

Vilipendio e bestemmia ecco quando si configurano

pubblicato sul Resto del Carlino del 31-07-07

L'affresco su Maometto non si tocca

Lanciamo una proposta multiculturale: siamo disposti a prendere in considerazione l'oscuramento dell'affresco se verranno tolte le offese ai cristiani presenti nella Moschea di Omar e nei vari testi islamici.

pubblicato sul Resto del Carlino del 31-07-07


La legge non tutela la Vergine dagli insulti

Sarebbe bastato qualche ceffone, come quello che il Patriarca Armeno a Gerusalemme ha sonoramente e santamente dato a un'estremista che aveva sputato sul crocifisso durante una processione.
Ci fa piacere vedere Patriarchi ancora della pasta di Don Camillo, cosa che manca a Bologna.

pubblicato sul Resto del Carlino del 31-07-07

nota per la lettura: a causa delle dimensioni dello scanner siamo stati costretti a dividere in due parti l'articolo che però va letto per colonna.


Fascisti ai fedeli. Non c'è nessun reato

Forse da ora in poi alle processioni sentiremo cantare, accanto alle canzoni derivate dallo Zecchino d'Oro anche le canzoni del ventennio.

pubblicato sul Resto del Carlino del 31-07-07



Editoriale - Di Nicola ha scelto la soluzione peggiore

pubblicato sul Resto del Carlino del 31-07-07


Giuliani e Mabaldi - Grande disagio per il silenzio delle istituzioni

Una piccola considerazione: non capiamo il piangersi addosso di queste persone.
Le istituzioni di cui si lamentano sono quelle che hanno contribuito a far eleggere.

Nel dopoguerra un vero cattolico per difendere l'Italia dalla minaccia comunista imbracciò l'unica arma che aveva e che sapeva adoperare bene: la penna.

Parliamo del beneamato Giovannino Guareschi che fondò il Candido grazie ai cui articoli e vignette l'Italia di allora si salvò da un inferno imminente.

Che fanno invece i cattolici adulti di oggi? Piagnucolano perché la maestra dell'asilo non li difende.

pubblicato sul Resto del Carlino del 31-07-07

pubblicato su Lisistrata

PACIFISTI ROSSI FANNO LA GUERRA AI CRISTIANI
Pubblicato il 29/07/07 alle 03:50:37 CET da Admin
Claudio Merighi dei DS della giunta rossa di Bologna e il prof. Grandi, rettore dell’Università di Bologna, non contenti dell’islamizzazione forzata imposta ai loro concittadini, attraverso la mega truffa che la giunta comunale di Cofferati, sta mandando in scena, previo sottrazione indebita di uno spazio immenso -ben 53.000 mq. di terreno agricolo, che per favorire la comunità islamica, amica della giunta rossa, verrà reso edificabile, calcolandolo a un prezzo beffa-.

In nessun altro paese democratico al mondo, potrebbe realizzarsi uno scempio tale, perché della questione si sarebbe certamente occupata la Magistratura, che ha potere, anzi dovere di intervenire in presenza di reati contro chiunque li commetta e qui i cittadini bolognesi subiscono un furto gravissimo e una discriminazione ideologica, culturale, religiosa e razziale spaventosa.

Ebbene questi due esimi “signori” hanno deciso anche di scardinare la cultura cristiana, infatti secondo il loro “illuminato parere” il dipinto che raffigura Maometto all’inferno, così come lo ha descritto Dante Alighieri, offenderebbe i musulmani e pretenderebbero che venisse rimosso.

I commenti a cotanta vergognosa ignoranza, sono superflui, ma alcune domande nascono in modo così spontaneo, che non è possibile non formularle:

- Come mai così tanti episodi contro il cristianesimo ed i cristiani? Non si rendono conto che hanno il sapore di essere un complotto che parte dal governo –vedi Bertinotti - Ferrero, Amato e alcuni loro lacché- sul genere di una massoneria rossa, che sceglie chi, dove e come favorire? E chi, come e dove impallinare a morte, fregandosene dei principi di uguaglianza che tanto hanno riempito loro le ganasce?
- Fallito il sogno imperialista della grande Unione Sovietica, con l’Italia suo satellitucolo, ora i comunisti irriducibili stanno coltivando il sogno imperialista nazislamico?
- E’ odio puro o tornaconto personale?
- A chi giova tanta ostilità contro il cristianesimo?
- E forse stata dichiarata guerra aperta contro il cristianesimo?
- E se è stata dichiarata, per conto di chi e perché non ce ne vengono spiegate le ragioni?
- Lo sanno Ferrero, Amato, Bertinotti ecc. oltre che Merighi, Grandi, Cofferati e la sua giunta ovviamente. che dichiarare guerra al cristianesimo in Italia significa averla dichiarata al 90% della popolazione italiana che è cristiana?
- Ma questi comunisti d’assalto, che ora stanno fondando il partito democratico, (termine scippato alla democrazia cristiana ovviamente) perché i rossi di democratico non hanno proprio nulla, lo dimostrano i privilegi che riservano esclusivamente ai loro vecchi e nuovi supporter. Quando capiranno che non basta fregiarsi del titolo di “democratici” per esserlo?
- Ci troviamo di fronte a un vizio comunista già in atto nella “prima repubblica” quando i rossi nostrani si erano costruiti un governo ombra? Visto che alloggiavano in Via delle Botteghe Oscure la malattia di complottare non l’hanno ancora persa?

Farebbe sorridere la notizia pubblicata sul resto del Carlino leggendo l’intervista di Said Nour, imam del Centro islamico, che dichiara che per loro la raffigurazione non rappresenta un problema, se non fosse che in mezzo a tanta falsità non si riesce più nemmeno a credere a parole, che magari sono anche sincere, ma visto gli interessi economici in gioco, per l’agognato centro islamico di Bologna, non si può non osservare che Nour Dachan, ha sottoscritto la famigerata “carta dei valori” dopo che gli islamici di Bologna, si dichiaravano disposti a firmarla e dato che la commistione firma-tornaconto è palese, come fare a credere?

Si rendono conto i vecchi, post, neo, rifondaroli e gli irriducibili comunisti che con le loro scelte scellerate hanno fomentato la diffidenza, l’odio e la paura nella gente?

Ma lo capiscono o no che tanta discriminazione verso i cristiani e verso gli italiani sta facendo aumentare la ribellione e il rifiuto verso tutto ciò che possiede anche solo un vago sapore islamico?

Cosa vogliono, hanno ancora il sogno della rivoluzione nel cassetto? La vogliono nelle nostre strade? Pensano che se dovesse accadere una ribellione a loro toccherà la grazia di tenersi il potere per sempre?

Adriana Bolchini Gaigher

Vedi l’Articolo su Bertinotti che fa togliere il quadro della Battaglia di Lepanto che raffigura la “Madonna che Vince”

lunedì 30 luglio 2007

Aiutiamo gli esuli cristiani. Iniziativa Tempi-Cmc

Tempi num.30 del 26/07/2006

Lettere
Aiutiamo gli esuli cristiani. Iniziativa Tempi-Cmc

di Amicone Luigi

In un colloquio al Centro Culturale di Milano il vescovo Caldeo di Beirut, monsignor Michel Kassarji, ha raccontato della situazione dei cristiani caldei iracheni che si rifugiano in Libano. Si tratta ormai di più di 2000 famiglie rifugiate. Nessuno di loro ha permessi ed è nella più completa clandestinità. Costretti a vivere come fantasmi, senza medicine, assistenza, diritti e identità civile. Monsignor Kassarji segue personalmente vari progetti sociali per questa comunità crescente, sperando che enti internazionali scelgano di sostenerli. Intanto l'offerta resta il modo più semplice e sicuro per sostenere il bisogno dei nostri fratelli: il conto corrente è in Libano, uno dei pochi paesi dove si possono fare versamenti sicuri al destinatario, appunto, l'Arcivescovado caldeo di Beirut monsignor Michel Kassarji, guida e pastore di questa nuova comunità di perseguitati. CREDIT BANK S.A.L.;
Chyah Branch - Beirut - Lebanon; Swift Code: CBCBLBBE;
N°: 80345;
Name: MM.EVECHECHALDEEN De Beyrouth.
Camillo Fornasieri
direttore Centro Culturale di Milano
Grazie per l'adesione e il rilancio dell'iniziativa suggeritaci da Rodolfo Casadei dopo l'incontro al Cmc e il ritorno dalla sua missione in Medio Oriente. Siamo certi che i nostri lettori sosterranno e diffonderanno con celerità questo gesto di fraterna solidarietà.

Scherzate pure coi santi, ma provate a farlo con Maometto

Tempi num.30 del 26/07/2007

Pane al pane

Scherzate pure coi santi, ma provate a farlo con Maometto

di Israel Giorgio

È scoppiata la passione per il nuovo gadget della Apple, il telefono iPhone, che poi, come è stato detto, non serve solo a telefonare ma serve a tutto, salvo che a radersi la mattina. Da irriducibile adepto della Apple non posso che mettermi in lista d'attesa per l'acquisto. Navigando in rete ho scoperto che il mito del patron di Apple, Steve Jobs, sta suscitando da tempo un'adorazione di tipo mistico-religioso. Il magazine New York ha dedicato la "cover story" al nuovo cellulare "intelligente", proponendo una copertina con la foto di Jobs accompagnata dalla scritta "iGod". E nella vignetta riprodotta qui sotto, che è stata pubblicata sul Washington Post, si vede Jobs che scende ieratico dal monte Sinai con due iPhone al posto delle tavole della legge. Il popolo "eletto" plaude gridando: «It's almost here!». Non penso affatto che ci si debba scandalizzare per questo uso umoristico del sacro. Anzi, quella vignetta costituisce una divertente e sana parodia di un certo tecnofeticismo dilagante che sconfina nell'idolatria, e fa pensare alla frase di Walter Benjamin secondo cui non c'è nulla di più ridicolo del modo in cui, nelle società moderne, viene presa sul serio la tecnologia. Tutto il contrario del messaggio che viene trasmesso da una pubblicità che mi è caduta di recente sotto gli occhi sfogliando un rotocalco. Era la pubblicità di un Suv di una nota casa automobilistica. Sotto la foto del veicolo campeggiava la scritta cubitale "Non avrai altro Suv al di fuori di me". Qui la pubblicità usa in modo volgare il riferimento al comandamento biblico esibendo senza ironia proprio l'atteggiamento ebete di fronte alla tecnologia ridicolizzato dalla vignetta del Washington Post.
Resta il fatto che l'unico tema che il politicamente corretto e il terrore dell'islam ci hanno lasciati liberi di trattare, bene o male che sia, è il sacro delle religioni dell'Occidente, ebraismo e cristianesimo. Viviamo in società che inventano termini ridicoli e imbecilli, come "non vedente", "non udente", "non deambulante" e persino "diversamente abile" al posto di "disabile"; in cui se ti scappa di dire "indiano" invece che "native American" vieni proposto per la sedia elettrica; in cui per non offendere gli omosessuali si propone di non farsi più chiamare "papà" e "mamma". Però si possono fare "vignette danesi" sul Dio della Bibbia, su Mosè e su Gesù Cristo. A Bologna è stata annullata in extremis una mostra su "la Madonna piange sperma", e l'associazione Arcilesbica ha proposto una mostra sui "Dieci Comandamenti" in chiave lesbica. Sulla stampa italiana coloro che hanno protestato contro la messa in scena a Venezia del balletto sadomaso Messiah Game, ispirato al Nuovo Testamento, sono stati definiti per lo più come "cattolici integralisti". Sono gli stessi giornali che - assieme ai politici che si sono stracciati le vesti contro i tentativi di imporre la censura - a suo tempo deplorarono le vignette danesi su Maometto in quanto offensive dell'islam. Nel frattempo è stato consigliato alla missione Unifil in Libano di non esibire simboli e stendardi cristiani come il Leone di San Marco o la Croce di Lorena. E però, mentre continuiamo ad imbrattarci da soli in questo modo vile e indecoroso, ci prostriamo devoti di fronte alla sacralità del velo islamico e della sharia, e la nostra nobile e decantata laicità mostra il suo autentico volto di miseria. Sarebbe un gran successo se qualche giornale riuscisse a rifare la vignetta del Washington Post in versione musulmana e certi pubblicitari cercassero soccorso alla loro fantasia inaridita altrove che tra i Dieci Comandamenti.

Arrestata per aver lasciato l'islam

Siamo certi che il Dott. Merola, il Sig. Merighi, il Dott. Grandi pro-rettore, e il Dott. Mazzanti da oggi si adopereranno per risolvere questa situazione, lasciando da parte altre quisquilie.

O forse i cristiani sono senza diritti?


Tempi num.30 del 26/07/2007

In breve dal mondo

Arrestata per aver lasciato l'islam

di Tempi

Secondo l'agenzia di stampa protestante Compass, la polizia di Alessandria d'Egitto sta sottoponendo a torture Eman Muhammad el Sayed, una 26enne convertita dall'islam al cristianesimo che è detenuta dal 16 luglio scorso. Assalita dai parenti mentre passeggiava per la strada insieme al marito, anch'egli un convertito al cristianesimo, Eman da vittima è diventata indiziata di reato. Da quel giorno sarebbe sottoposta a interrogatori e all'applicazione di elettrodi sulle parti più sensibili del corpo. «I cristiani di origine musulmana non possono cambiare la loro identità, le autorità li costringono a tornare all'islam, altrimenti finisce male», ha dichiarato la convertita egiziana Rasha Noor. I parenti avevano cercato di caricare Eman su una vettura dopo averla separata dal marito.

Ida Magli - Stop all'islamizzazione - Manifestazione 11 settembre

Dal sito Italiani Liberi riportiamo un editoriale di Ida Magli che aderisce all'iniziativa della manifestazione in programma a Bruxelles.


editoriale

Inutile battaglia

di Ida Magli
ItalianiLIberi | 28 Luglio 2007

(Commento all'iniziativa riportata nella colonna a lato)

Noi ci siamo impegnati a dare il massimo dell'informazione possibile a questa manifestazione, ma vogliamo anche dire con assoluta chiarezza a coloro che ci leggono che siamo sicuri che non si otterrà nulla. I motivi sono molti ed evidenti.
Prima di tutto la scelta di Bruxelles. Questo significa che gli organizzatori non hanno capito quale sia la causa fondamentale, anzi l’unica, della islamizzazione dell’Europa. L’Unione europea è stata costruita appositamente a questo scopo: rendere agevole ai musulmani invadere l’Occidente giungendovi da tutte le parti, occupandone un 20% in Svezia, un 15% in Danimarca, un 30% in Gran Bretagna, e così via. Insomma, non ci vuole molto a capirlo: se si vuole allagare un territorio, per prima cosa si tolgono le dighe. E’ proprio questo che è stato fatto: si sono tolte le dighe fisiche, psichiche, culturali, togliendo i confini fra gli Stati sia per le persone che per le merci, eliminando le differenze monetarie, eleggendo due lingue ufficiali, l’inglese e il francese, le più note agli immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia, quasi tutti ovviamente musulmani.
E’ stato condannato come gravissimo peccato morale e politico il cosiddetto “nazionalismo” così che ai popoli d’Occidente, creatori degli Stati nazionali, è stata tolta l’unica passione che poteva spingerli a difendersi dalla invasione di stranieri: la Patria. La violenza con la quale i governanti hanno imposto ai propri sudditi questo comportamento è stata etichettata da una parte come virtù di solidarietà, dovere verso i poveri, e dall’altra, incuranti della contraddizione, come sistema per aumentare il patrimonio europeo in denaro, in mercato, in competitività, in bassa forza lavoro, innalzando a Divinità assoluta la libertà degli scambi, delle commistioni, delle “integrazioni”. Questa è l’unica, vera motivazione della costruzione che porta il nome di Unione Europea. Togliere agli Europei il senso della proprietà, la percezione di avere diritto a possedere una qualsiasi cosa, a cominciare dal territorio nel quale vivono e per il quale hanno tante volte combattuto e sono morti; di conseguenza, non possedere né istituzioni nazionali, né moneta, né banche, né governanti, né storia, né religione propria, ma al contrario abituarsi a considerare appartenente agli stranieri, a coloro che se ne appropriano, tutto quello che si riteneva appartenesse agli Europei, inclusi ovviamente il diritto, i costumi, i valori, la religione.
Se non ci si convince di questo, e non ci si convince quindi che ogni Stato deve prendere immediatamente tutte le decisioni indispensabili per salvaguardare la propria sopravvivenza come nazione libera, come territorio che porta un nome e che appartiene ai cittadini che ne hanno formato la storia, la bellezza, la lingua, la tradizione religiosa, qualsiasi protesta, anche se degna del massimo rispetto, rivolta a Bruxelles, non serve a nulla. Inoltre gli Stati che formano l’Unione Europea sono tutti molto diversi gli uni dagli altri e i bisogni dell’uno non sono affatto simili a quelli dell’altro. L’Italia, per la sua conformazione geografica, per la sua storia linguistica (la Chiesa sembra aver dimenticato che il “latino” è stato creato dai Romani) artistica, scientifica, per la sua eccessiva densità demografica e la fragilità del suo territorio, ha assoluto bisogno che oggi stesso si dichiari esclusa dal patto di Schengen chiudendo tutti i confini e informi a gran voce coloro che da ogni parte del mondo si apprestano a ripararsi in Italia che non verrà ammesso più nessuno, per nessun motivo. Inoltre l’Italia è sede della Città del Vaticano e del Capo della Chiesa cattolica. Questo significa che il prossimo conflitto con l’Islam la vedrà in prima fila, che lo voglia oppure no, salvo che si dichiari subito sottomessa al volere musulmano e traditrice del Cristo, cosa di cui siamo costretti a convincerci guardando al comportamento tenuto fino ad oggi sia dai governanti che dal clero.
Il silenzio del clero è impressionante: cominciare a parlare oggi, 28 luglio 2007, come abbiamo visto su diversi giornali, se non fosse tragicamente doloroso, sarebbe perfino ridicolo, in quanto era tutto prevedibile con la massima facilità fin da almeno 15 anni. La colpa più grave di coloro che hanno responsabilità di governo, ivi inclusa la gerarchia del clero, e assolutamente imperdonabile, è quella di non prevedere le conseguenze delle proprie decisioni e di non fermarsi neanche un attimo a riflettere sul futuro di coloro che hanno affidato la propria patria, il futuro dei propri figli, i propri beni, la propria storia, la propria religione a gente priva della pur minima capacità di pensiero e indegna del nome di “governante”.


“L’Occidente diventerà il Sud-Oriente. Capirne i processi sarebbe stato lo studio preliminare che i promotori dell’Unione avrebbero dovuto fare. Il fatto però che si sia dato per scontato che l’Occidente europeo, ossia la cultura nordista, avrebbe conquistato e annesso il sud-est, ampliando smisuratamente il suo territorio, il suo mercato, la forza del Continente, questo è il gesto più sconsiderato e sicuramente perdente che i politici-economisti abbiano compiuto. Perché, come è evidente, è il sud-est afroasiatico che si è annesso il nord europeo, non il contrario.
L’Occidente si sofferma spesso a domandarsi come mai si sia estinto l’Antico Egitto, come abbiano potuto sparire gli Etruschi, come abbiano fatto a disintegrarsi di colpo gli Atzechi, i Maya. Domande inutili tanto quanto quelle che fra poco rivolgeranno a se stessi gli storici chiedendosi come ha fatto a sparire di colpo la cultura europea. Non sono state le conquiste degli eserciti nemici, perché queste non riescono mai di per sé, neanche con gli stermini di massa, a distruggere una civiltà. E’ stata la perdita di senso che la conquista ha comportato, così come è successo al popolo romano quando vi si è inserito il cristianesimo pur senza armi. Così come sta succedendo all’Unione Europea. L’eliminazione delle differenze, con la omologazione di popoli così profondamente diversi, porterà con rapido vortice al baratro del non senso. E alla fine della cultura occidentale nella sua forma autentica - quella europea - con l’installazione di una cultura tribale antica, di 1.500 anni fa, quella islamica. Sarà la fine del Cristianesimo come religione, contento delle sue opere di carità, e finalmente libero da quella Figura inspiegabile e così difficile da imitare che è Gesù di Nazaret. Aver ridotto il Cristianesimo alle opere di bene, l’operazione compiuta con tanta baldanza dalla Chiesa odierna, è la più banale e la meno religiosa delle scelte, ma soprattutto ha comportato l’aver concesso il massimo spazio ad una religione che non finge di non essere religione: l’islamismo.”

(Questa pagina è tolta da un saggio del 1997, intitolato “Contro l’Europa” e qui citato esclusivamente come prova che i pensieri e gli scopi degli uomini di potere possono essere facilmente previsti.)

Roma, 28 Luglio 2007

Offese alla Madonna di San Luca - Carni Scelte rilancia: Potremmo fare altrove la mostra

Purtroppo, di organizzazioni o amministrazioni comunali disposte ad ospitare queste offese, ve ne sono a iosa, l'importante è gettare fango addosso al cristianesimo.

Invitiamo gli organizzatori, che si sentono tanto multiculturali, ad allestire una mostra di questo tipo, in un paese islamico, con lo stesso titolo ma inerente il profeta.


pubblicato sul Resto del Carlino del 30-07-07

Offese alla Madonna di San Luca - Cavana - Perché il silenzio sui fatti di San Pietro?


pubblicato sul Resto del Carlino del 30-07-07

Offese alla Madonna di San Luca - Mons. Cavina - Ora si sentiranno


pubblicato sul Resto del Carlino del 30-07-07

Padre Barzaghi - Quel titolo è una bestemmia


pubblicato sul Resto del Carlino del 30-07-07

Di Nicola archivia, la curia si arrabbia



pubblicato sul quotidiano il Domani del 30-07-07

domenica 29 luglio 2007

Verso l'Eurabia

Verso l'Eurabia

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 28 luglio 2007

Ogni Paese europeo ha il suo modo di affrontare i problemi legati alle minoranze islamiche. Quello che è certo è che esse non mantengono un rapporto positivo con lo Stato-Nazione, che è il punto terminale dell'evoluzione politica europea. Del resto, è assai difficile pensare al sentimento nazionale come un'identità profonda anche in Paesi come la Francia e la Gran Bretagna, che sono all'origine del trasferimento del potere dalle corporazioni medioevali al Parlamento nazionale. Ma almeno in questi due Paesi si cerca di rispondere - anche se con poco successo - con la promozione della Nazione francese nel primo caso, e della britishness nel secondo. L'Italia è il Paese che, anche più della Germania, ha perso il senso della Nazione come identità. In Germania esso è stato così forte da imporre agli Stati del sud e dell'ovest, a larga maggioranza cattolica, di unirsi con l'est protestante e comunistizzato al punto di accogliere in blocco i tedeschi dell'est nella sacralità del marco, il punto di onore della Germania post-nazista.

In Italia il criterio adottato è quello concordatario, cioè quello che consiste nel creare una sorta di tutela pubblica degli interessi islamici, supponendo che con ciò i musulmani accettino il principio dell'unità della Costituzione. Come se la Costituzione fosse l'identità della Nazione. Questa, di fatto, è sempre stata la tesi dei comunisti, che hanno inventato il «patriottismo della Costituzione» prima che i tedeschi lo pensassero per la Germania. Ora, non vi è dubbio che vi sia un movimento islamico, di per sé non terrorista, che intende creare una situazione in cui i rapporti inter-musulmani siano governati dalla shari'a. Ciò trova una sponda nel fatto che la sinistra intende ridurre il riconoscimento alla Chiesa cattolica come elemento rilevante della tradizione nazionale. La Francia di Chirac impedì il riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa e le Chiese furono trattate come organizzazioni sociali che ottenevano in Europa il riconoscimento della posizione che avevano nei loro Stati, ma non fuori da ciascun Stato. Non ottennero lo status europeo.

Non vi è dubbio che l'Islam tenda a riconoscere la terra europea come una sua terra, in cui esso può lottare per l'applicazione integrale dei dettami del Corano e della tradizione. E l'istituzione delle moschee è il modo per impedire che immigrati musulmani si trovino più in agio nel sistema occidentale che in quello islamico. Il controllo della donna è il modo fondamentale per mantenere l'identità islamica. Per la prima volta avremmo un Islam interno alle Nazioni occidentali e capace di prevalere su di esse, imponendo loro una sorta di «dhimmitudine» - il pericolo da cui Oriana Fallaci volle mettere in guardia il suo Paese prima della morte. Che poi nelle moschee ci sia anche il fascino di una lettura radicale dell'Islam, come quella pronunciata da Osama Bin Laden, per cui un vero musulmano non è colui che osserva la shari'a ma colui che compie un martirio suicida, è una possibilità aggiunta. In questo modo lo Stato italiano, guidato dalla sinistra, non si rende conto che ammettere una minoranza islamica in cui l'identità musulmana diviene prevalente porta alla crisi radicale della Nazione europea come l'abbiamo conosciuta.

Nel bellissimo dialogo tra Benedetto XVI e i sacerdoti a Lorenzago è stato chiesto al Papa come conciliare il carattere missionario della Chiesa con il dialogo religioso. Il Papa ha citato la prima lettera di Pietro, che invita i cristiani a rendere conto della grazia che è in loro ed ha aggiunto che il vangelo non impone di annunziare a tutti l'invito alla conversione. Il Papa sa che nei Paesi d'Oriente le Chiese vivono purché non convertano islamici alla fede cristiana. E ciò ora vale anche per gli islamici in Occidente, dove i musulmani convertiti al Cristianesimo sono obbligati al nascondimento o alla clandestinità perché passibili di morte. La shari'a si impone già all'Europa, l'Eurabia è già una parziale realtà. E l'anticristianesimo occidentale può vivere avendo l'Islam come alleato.

! Gianni Baget Bozzo
bagetbozzo@ragionpolitica.it

San Petronio, Maometto e l'affresco di Giovanni da Modena

Giovanni da Modena raffigura nel suo affresco la teologia cattolica dell'inferno del purgatorio e del paradiso. La collocazione di Maometto nell'inferno, può essere ben inquadrata grazie all'aiuto di Dante e del suo canto XXVIII


(testo tratto dal sito www.danteonline.it)

Chi lo desiderasse potrà ascoltarlo nell'interpretazione del grande Gasman sul sito di Rai Italica

Chi poria mai pur con parole sciolte
dicer del sangue e de le piaghe a pieno
ch'i' ora vidi, per narrar più volte?
3
Ogne lingua per certo verria meno
per lo nostro sermone e per la mente
c' hanno a tanto comprender poco seno.
6
S'el s'aunasse ancor tutta la gente
che già, in su la fortunata terra
di Puglia, fu del suo sangue dolente
9
per li Troiani e per la lunga guerra
che de l'anella fé sì alte spoglie,
come Livïo scrive, che non erra,
12
con quella che sentio di colpi doglie
per contastare a Ruberto Guiscardo;
e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie
15
a Ceperan, là dove fu bugiardo
ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo;
18
e qual forato suo membro e qual mozzo
mostrasse, d'aequar sarebbe nulla
il modo de la nona bolgia sozzo.
21
Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com'io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.
24
Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e 'l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.
27
Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
guardommi e con le man s'aperse il petto,
dicendo: "Or vedi com'io mi dilacco!
30
vedi come storpiato è Mäometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
33
E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così.
36
Un diavolo è qua dietro che n'accisma
sì crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma,
39
quand'avem volta la dolente strada;
però che le ferite son richiuse
prima ch'altri dinanzi li rivada.
42
Ma tu chi se' che 'n su lo scoglio muse,
forse per indugiar d'ire a la pena
ch'è giudicata in su le tue accuse?".
45
"Né morte 'l giunse ancor, né colpa 'l mena",
rispuose 'l mio maestro, "a tormentarlo;
ma per dar lui esperïenza piena,
48
a me, che morto son, convien menarlo
per lo 'nferno qua giù di giro in giro;
e quest'è ver così com'io ti parlo".
51
Più fuor di cento che, quando l'udiro,
s'arrestaron nel fosso a riguardarmi
per maraviglia, oblïando il martiro.
54
"Or dì a fra Dolcin dunque che s'armi,
tu che forse vedra' il sole in breve,
s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,
57
sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch'altrimenti acquistar non saria leve".
60
Poi che l'un piè per girsene sospese,
Mäometto mi disse esta parola;
indi a partirsi in terra lo distese.
63
Un altro, che forata avea la gola
e tronco 'l naso infin sotto le ciglia,
e non avea mai ch'una orecchia sola,
66
ristato a riguardar per maraviglia
con li altri, innanzi a li altri aprì la canna,
ch'era di fuor d'ogne parte vermiglia,
69
e disse: "O tu cui colpa non condanna
e cu' io vidi in su terra latina,
se troppa simiglianza non m'inganna,
72
rimembriti di Pier da Medicina,
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabò dichina.
75
E fa sapere a' due miglior da Fano,
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l'antiveder qui non è vano,
78
gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d'un tiranno fello.
81
Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
non vide mai sì gran fallo Nettuno,
non da pirate, non da gente argolica.
84
Quel traditor che vede pur con l'uno,
e tien la terra che tale qui meco
vorrebbe di vedere esser digiuno,
87
farà venirli a parlamento seco;
poi farà sì, ch'al vento di Focara
non sarà lor mestier voto né preco".
90
E io a lui: "Dimostrami e dichiara,
se vuo' ch'i' porti sù di te novella,
chi è colui da la veduta amara".
93
Allor puose la mano a la mascella
d'un suo compagno e la bocca li aperse,
gridando: "Questi è desso, e non favella.
96
Questi, scacciato, il dubitar sommerse
in Cesare, affermando che 'l fornito
sempre con danno l'attender sofferse".
99
Oh quanto mi pareva sbigottito
con la lingua tagliata ne la strozza
Curïo, ch'a dir fu così ardito!
102
E un ch'avea l'una e l'altra man mozza,
levando i moncherin per l'aura fosca,
sì che 'l sangue facea la faccia sozza,
105
gridò: "Ricordera' ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, 'Capo ha cosa fatta',
che fu mal seme per la gente tosca".
108
E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta";
per ch'elli, accumulando duol con duolo,
sen gio come persona trista e matta.
111
Ma io rimasi a riguardar lo stuolo,
e vidi cosa ch'io avrei paura,
sanza più prova, di contarla solo;
114
se non che coscïenza m'assicura,
la buona compagnia che l'uom francheggia
sotto l'asbergo del sentirsi pura.
117
Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia,
un busto sanza capo andar sì come
andavan li altri de la trista greggia;
120
e 'l capo tronco tenea per le chiome,
pesol con mano a guisa di lanterna:
e quel mirava noi e dicea: "Oh me!".
123
Di sé facea a sé stesso lucerna,
ed eran due in uno e uno in due;
com'esser può, quei sa che sì governa.
126
Quando diritto al piè del ponte fue,
levò 'l braccio alto con tutta la testa
per appressarne le parole sue,
129
che fuoro: "Or vedi la pena molesta,
tu che, spirando, vai veggendo i morti:
vedi s'alcuna è grande come questa.
132
E perché tu di me novella porti,
sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quelli
che diedi al re giovane i ma' conforti.
135
Io feci il padre e 'l figlio in sé ribelli;
Achitofèl non fé più d'Absalone
e di Davìd coi malvagi punzelli.
138
Perch'io parti' così giunte persone,
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch'è in questo troncone.
141
Così s'osserva in me lo contrapasso".



La teologia di Dante del XIII secolo non è diversa da quella vera attuale (la fede è ciò che è sempre stato insegnato in ogni luogo, in ogni tempo, e a ogni persona): riportiamo l'estratto del Catechismo Maggiore di San Pio X (dal sito del Museo di San Pio X)

§ 6. - Di coloro che sono fuori della Chiesa.

224 D. Chi sotto quelli che non appartengono alla comunione dei santi?

R. Non appartengono alla comunione dei santi nell'altra vita i dannati ed in questa coloro che si trovano fuori della vera Chiesa.

225 D. Chi sono quelli che si trovano fuori della vera Chiesa?

R. Si trovano fuori della vera Chiesa gli infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.

226 D. Chi sono gl'infedeli?

R. Gl'infedeli sono quelli che non hanno il Battesimo e non credono in Gesù Cristo; sia perché credono e adorano false divinità, come gl'idolatri; sia perché pure ammettendo l'unico vero Dio, non credono in Cristo Messia; né come venuto nella persona di Gesù Cristo, né come venturo, tali sono i maomettani ed altri somiglianti.

227 D. Chi sono gli ebrei?

R. Gli ebrei sono quelli che professano la legge di Mosè; non hanno ricevuto il battesimo e non credono in Gesù Cristo.

228 D. Chi sono gli eretici?

R. Gli eretici sono i battezzati che ricusano con pertinacia di credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata come di fede dalla Chiesa cattolica, per esempio gli ariani, i nestoriani, e le varie sette dei protestanti.

229 D. Chi sono gli apostati?

R. Gli apostati sono coloro che abiurano, ossia rinnegano con atto esterno la fede cattolica, che prima professavano.

230 D. Chi sono gli scismatici?

R. Gli scismatici sono i cristiani che, non negando esplicitamente alcun domma, si separano volontariamente dalla Chiesa di Gesù Cristo, ossia dai legittimi pastori.

231 D. Chi sono gli scomunicati?

R. Gli scomunicati sono quelli che per mancanze gravissime vengono colpiti di scomunica dal Papa, o dal Vescovo, e sono quindi, siccome indegni, separati dal corpo della Chiesa, la quale aspetta e desidera la loro conversione.

232 D. Si deve temere la scomunica?

R. La scomunica si deve temere grandemente, perché è la pena più grave e più terribile che la Chiesa possa infliggere ai suoi figli ribelli ed ostinati.

233 D. Di quali beni rimangono privi gli scomunicati?

R. Gli scomunicati rimangono privi delle preghiere pubbliche, dei sacramenti, delle indulgenze e della sepoltura ecclesiastica.

234 D. Possiamo noi giovare in qualche modo agli scomunicati?

R. Noi possiamo giovare in qualche modo agli scomunicati e a tutti gli altri che sono fuori della vera Chiesa, con salutari avvisi, colle orazioni e colle buone opere, supplicando Iddio che per sua misericordia conceda loro la grazia di convertirsi alla fede e di entrare nella comunione dei Santi.

............

Introduzione alle opere pittoriche sacre

Visto il ripetersi dei fatti inerenti il dipinto sacro di Giovanni da Modena, suggeriamo ai nostri venticinque lettori di accostarsi al tema di cosa sia un'opera sacra tramite la lettura del seguente libro:

TitoloLe porte regali. Saggio sull'icona
AutoreFlorenskij Pavel A.
Prezzo
€ 8,50
Dati1977, 192 p., brossura
CuratoreZolla E.
EditoreAdelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi)


Il libro scritto dal sacerdote e ingegnere Pavel Florenskij pur essendo focalizzato sulla natura delle icone esprime chiaramente il concetto di cosa debba trasmettere un'opera sacra, ovvero cosa essa sia.
In essa accanto alla critica dell'arte sacra occidentale per aver abbandonato i canoni tradizionali, vi è una bellissima descrizione e considerazione di ortodossia pittorica per una Madonna di Raffaello dipinta dopo una notte di un'incredibile esperienza mistica.

Aggiungiamo che il povero Florenskij fu fucilato da coloro la cui ideologia ancora oggi viene innalzata come valore multiculturale da talune persone che vorrebbero assieme la sparizione di tali testimoni di una fede scomoda, la distruzione delle opere materiali che tale fede ha costruito.

Ci auguriamo che il lettore dopo tale immersione guardi con occhio diverso alle opere che la fede dei nostri padri e avi ha edificato.

STOP ALL'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA

raccogliamo con piacere l'invito di Lisistrata

STOP ALL'ISLAMZZAZIONE DELL'EUROPA
Pubblicato il 29/07/07 alle 00:23:26 CET da Admin
Come anticipatovi nell’articolo del
“STOP ALL'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA" DIMOSTRAZIONE L'UNDICI SETTEMBRE DAVANTI AL PARLAMENTO EUROPEO A BRUXELLES ORGANIZZATA DA SIOE (STOP THE ISLAMISATION OF EUROPE)






Come anticipatovi nell’articolo del 6 luglio abbiamo realizzato il gemellaggio con il gruppo internazionale SIOE. Trovate tutti i collegamenti nel boxino di sinistra, posizionato circa a metà nel portale, titolato “Libertà per l’Europa”.

Questo gruppo ha ricevuto immediatamente la nostra adesione e il nostro appoggio, per la manifestazione Stop all'islamizzazione dell'Europa che si terrà davanti al Parlamento europeo l'11 settembre 2007.

Invitiamo tutti coloro che hanno blog e siti a disposizione, di prendere il bannerino della sioe posto sulla bandiera italiana, per dare la propria adesione al gruppo, anche solo in forma divulgativa e per far sapere ai nostri lettori che in Europa e in altre parti del mondo, qualcuno finalmente sta cominciando a dire seriamente: BASTA! e per dimostrare che non si tratta soltanto di un atteggiamento, è iniziata una nuova fase: quella della resistenza attiva.

Ripubblichiamo gli indirizzi con i quali siamo in contatto e vi invitiamo a farci sapere se desiderate aderire alla manifestazione, poiché siamo stati incaricati di organizzare un gruppo Italiano che parteciperà come tutti gli altri gruppi, esclusivamente con la bandiera del proprio Paese.

http://gatesofvienna.blogspot.com - U.S.A. (responsabile per la formazioni del gruppo CVF/910 Group con membri in 21
paesi distribuiti in 4 continenti.)
http://www.vigilantfreedom.org/910group.html - Germania
http://www.vigilantfreedom.org/910blog
http://sioe.wordpress.com – Inghilterra. (New website under construction)
http://siad.wordpress.com - Danimarca
http://siad.dk - Danimarca – (15,500 hits per day average)
http://akte-islam.de/1.html - Germania



Contatti:
Anders Gravers SIAD and SIOE Denmark
Denmark - Tel 0045/9677.1784 - 0045/6191 /.6026
sioe@siad.dk

Dr. Udo Ulfkotte Pax Europa e.V.
Germany - Phone 0049 173 329 1840
Fax 0049-721/15151.2200 udo@ulfkotte.de

Stephen Gash - SIOE England - Tel 0044/1228.547.317
sioe.nsh@btinternet.com

Adriana Bolchini Gaigher

sabato 28 luglio 2007

Imam del centro islamico - L'affresco per noi non ha importanza

Tutto come previsto e come insegnato dalla storia.

Prima si usano i sottomessi infedeli (Merighi , Granzi, Mazzanti, etc.) per andare all'attacco (come si usavano i giannizzeri) e di fronte alla reazione dura volta a difendere la nostra identità-libertà, si fa retromarcia negando tutto.

Ringraziamo il Dott. Mazzanti della Margherita per l'ennesimo sproloquio, della serie accendiamo prima il cervello di aprire la bocca.
Perchè non si chiude lui in un museo? L'affresco di Giovanni da Modena è un'opera sacra, prima che essere una semplice opera d'arte, quindi deve essere accessibile ai fedeli, e non finire come il San Michele Arcangelo del Reni, in qualche sala climatizzata.
Ma certo un cattolico-progressista-adulto post conciliare, quali le dichiarazioni del Dott. Mazzanti ci fanno credere sia, non ha ben chiaro questo concetto.

Ringraziamo anche la curia che nelle ultime elezioni comunali ha dato CHIARE INDICAZIONI DI VOTO PER LA MARGHERITA a tutti i suo frequentatori (ad esempio i vari volontari Caritas). Se questi sono i risultati, vale veramente il proverbio "Un buon silenzio non fu mai scritto"!


pubblicato sul Resto del Carlino del 28-07-07

FI e Lega contro Merighi - Una mossa di cattivo gusto

Consigliamo vivamente al Sig. Merighi e al pro-rettore Dott. Grandi di censurarsi e magari chiudersi dentro un museo, magari quello degli orrori del comunismo.
Sicuramente se fosse per loro la Cappella Farnese devastata dai loro nonni giacobini dovrebbe essere totalmente spogliata dai rimanenti affreschi superstiti del LORO ODIO PROFONDO.

In questo essi sono uguali agli islamici: non sono una forza per qualcosa ma contro, CONTRO LA RELIGIONE CRISTIANA.

Sancte Michael Archangele,
defende nos in proelio....




pubblicato sul Resto del Carlino del 28-07-07

Biografia di Giovanni da Modena [Giovanni di Pietro Falloppi]

pubblicato sul sito Artnet

Giovanni da Modena [Giovanni di Pietro Falloppi]

( fl 1409; d before 1455). Italian painter. He is first recorded in Bologna in 1409; the following year he was paid for the hangings for an important funeral in S Francesco, Bologna. His major surviving work is the fresco decoration of the Bolognini Chapel in S Petronio, Bologna, commissioned in Bartolomeo Bolognini’s will of 1408. It is attributed to Giovanni on the basis of his later work (1420–21) in the neighbouring chapel of S Abbondio. Bolognini stipulated that there should be a Paradise, in which Giovanni shows rows of saints seated on benches, contemplating the Coronation of the Virgin, an Inferno ‘as horrible as possible’ and a Journey of the Magi. On the altar wall Giovanni, assisted by Jacopo di Paolo (who painted the altarpiece and stained glass), depicted the Legend of St Petronius, bishop and protector of Bologna. The fresco of the installation of a bishop (perhaps Giovanni di Michele of Bologna, reg 1412–17) by the anti-pope John XXIII suggests a dating of c. 1412–20. The Petronius scenes are set against details of Bologna’s townscape; the embarkation and papal scenes recall illuminations of Bolognese shipping law and canon law manuscripts respectively. The hollow-cheeked faces and dark shadows probably show the influence and assistance of Jacopo di Paolo. The Departure of Petronius reflects Giotto’s Visitation (Padua, Scrovegni Chapel), though this echo may be via Tomaso da Modena, another likely influence on Giovanni. Volpe has shown a similarity between the Inferno scene and those of the Master of the Brussels Initials. But the architectural style, the rocky gorges, the pinks and greens and the long oval faces with dreamy eyes show that Giovanni’s style was above all adapted from Agnolo Gaddi’s, adding an International Gothic interest in the fashionable, lavish and exotic that was probably fuelled by contact with the art of the Visconti court and with foreign visitors in Bologna. Such details as pointed Hungarian hats, baggy-brimmed boots, extravagantly curled beards and a jester wearing bells appear alongside stewards driving flies from camels. The panels of SS Cosmas and Damian (Berlin, Gemäldegal.) can be closely associated with these frescoes in date and style.

venerdì 27 luglio 2007

Commissione Epurazione Opere - una prima e ironica reazione all'oscurantismo artistico-cristiano dei Ds comunali

pubblicato sul Resto del Carlino del 27-07-07

Sulla stessa pagina che riportava le intenzioni leniniste-staliniste - giacobine dei DS bolognesi, vi è anche un'ironica controreplica che ci fa piacere di leggere, anche se non coglie appieno nel segno, svelando il progetto anti-cristiano ben evidente che sta dietro a tali affermazioni.

Gli ultimi deliri della giunta Cofferati & dintorni: censurare l'affresco di San Petronio

pubblicato sul Resto del Carlino del 27-07-07

in un separato POST faremo un commento approfondito.





giovedì 26 luglio 2007

Radici cristiane e persone per bene

pubblicato da l'Occidentale

Radici cristiane e persone per bene

Ieri nell’aula del Senato è accaduto un fatto poco o nulla notato dalle cronache ma molto significativo. Si era appena conclusa la bagarre sulla politica estera del governo e si era passati a discutere una mozione presentata dal senatore Calderoli con cui si chiedeva di introdurre il richiamo alle radici cristiane dell’Europa nella stesura del nuovo “mini trattato”.

Una battaglia che fu persa in occasione del primo Trattato, nonostante le richieste pressanti di Papa Giovanni Paolo II, e che in parte condusse alla sconfitta di quel documento nei referendum confermativi che seguirono.

Il centro-destra, che già allora ne aveva fatto motivo di forte impegno politico e culturale (basta ricordare le posizioni di Marcello Pera, poi sfociate nel libro scritto con il Cardinale Ratzinger, “Senza Radici”), si è presentato compatto al voto. Solo il senatore Del Pennino, eletto come esponente repubblicano in Forza Italia, aveva deciso, per sue personali convinzioni, di non partecipare al voto. Il suo collega di gruppo, Mauro Cutrufo aveva fatto del suo meglio per fargli cambiare idea ma Del Pennino non si è lasciato convincere.

Tutt’altra vicenda quella del senatore a vita, Emilio Colombo che, in dissenso dalla maggioranza, aveva annunciato il suo voto favorevole. Su di lui è intervenuto niente meno che Marco Follini, che con l’ardore del neofita e la sollecitudine di una badante, ha cambiato bruscamente il voto dell’anziano senatore a vita da favorevole a contrario. Sembra che Colombo abbia poi commentato: “in questo Senato non è più possibile essere una persona per bene”.

Colombo dovrebbe però essere più preciso: Del Pennino, che secondo noi nel merito si sbaglia, ha potuto liberamente conservare la sua posizione ed è rimasto quella persona per bene che è. Le difficoltà non sono dunque nel Senato ma nella parte politica in cui Colombo ha scelto di militare.

Resta da notare, en passant, che la folta schiera de cosiddetti “teodem”, che ogni giorno danno lezioni di vera e santa laicità e di laica e vera santità a chiunque li stia a sentire, hanno votato in blocco e senza arrossire contro il richiamo alle radici cristiane dell’Europa. Il loro credo è piuttosto un altro: le radici governative di Romano Prodi.

25 Luglio 2007

mercoledì 25 luglio 2007

La civiltà voluta dall'assessore Merola

E' questa la civiltà che si vuole introdurre anche a Bologna?
In nome della multiculturalità saranno valorizzate e tollerate scene di questo tipo nella nuova area che l'assessore Merola difende a spada tratta?
Di quanti secoli dobbiamo tornare indietro per assecondare certi disegni?

Il video è stato tratto dal sito in lingua araba
http://sarbazevatan.multiply.com
nel quale suggeriamo la visione anche del seguente video (SOLO PER ADULTI!!!!)
http://sarbazevatan.multiply.com/video/item/54

Intervista ai cittadini sulla moschea di Bologna

E' disponibile all'indirizzo seguente (premere qui)

il video con le interviste ai cittadini, a proposito del progetto di realizzazione della moschea a Bologna.

Il video è anche visualizzabile nella barra laterale destra di questo sito (scorrere in basso).

Il servizio è stato realizzato dalla TV delle Libertà (www.latvdellaliberta.it) che ringraziamo per l'attenzione prestata a questo problema.

COFFERATI E LA MOSCHEA DELLA DISCORDIA

pubblicato su Lisistrata

COFFERATI E LA MOSCHEA DELLA DISCORDIA
Pubblicato il 24/07/07 alle 16:02:55 CET da Admin

Cofferati e la moschea della discordia di Dimitri Buffa
Da l’Occidentale del 24 luglio 2007 http://www.loccidentale.it/node/4820

Una permuta alla pari tra alcuni terreni per poco meno di 7 mila metri quadrati, di cui 2 mila edificabili, di proprietà dell’Ucoii (tramite l’Ente di gestione dei beni islamici in Italia nella persona del signor Kebakebbji Mohammed Maher) e altre aree del comune di Bologna, per complessivi 52.006 metri quadrati, di cui seimila edificabili, ha innestato un referendum cittadino contro il progetto del sindaco Cofferati di costruire la moschea più grande d’Europa, con annesso centro islamico, piscine, scuole, macellerie halal e centri commerciali vari.

Una vera e propria città nella città che i cittadini bolognesi finanzierebbero con la fiscalità generale. Varie perizie di parte commissionate dall’associazione denominata “Comitato dei valori italici” dimostrerebbero l’entità del regalino della giunta Cofferati all’ente di gestione dei beni islamici: in pratica il comune valuterebbe al 50% i propri possedimenti (compresi in un’area destinata in parte a zona agricola alla periferia di Bologna, Pilastro- San Sisto sulla via San Donato, con una porzione su cui era prevista la possibilità di costruire supermercati e su cui ha innestato anche una variante del piano regolatore per rendere possibile il progetto) calcolando invece al 100% quello dei terreni e dei fabbricati dell’Ucoii siti tra via Lenin, via Felina e la ferrovia.

E riconoscendo a quelli dell’Ucoii altri quasi 270 mila di euro per le spese di manutenzione straordinaria dell’attuale centro islamico di via Parravicini 13. In totale i terreni del comune sono stati valutati, con atto redatto nel 2004 presso il notaio Errani (parente del presidente della Regione Emilia-Romagna), per una cifra di 1 milione e 559 mila euro, mentre quelli di proprietà degli islamici sono stati stimati pari a 1 milione e 382 mila euro. Cui si aggiungono i su citati 269,788 mila euro di manutenzione straordinaria effettuata negli anni in via Parravicini. Bontà loro quelli dell’ente controllato dall’Ucoii hanno sottoscritto la rinuncia a chiedere gli ulteriori 82.788 euro di differenza tra le due valutazioni.

Così, per ora, lo scambio è alla pari. Anche se tutta l’operazione è stata bloccata dal referendum cittadino le cui 5mila e passa firme necessarie per indirlo sono state depositate dal “Comitato dei valori italici” lo scorso 13 luglio in comune. Naturalmente su questo folle progetto anche le forze politiche hanno cominciato a dire la loro. La Cdl, dopo i fatti di Perugia, ha chiesto un ripensamento e uno stop al tutto. La sinistra cittadina da parte sua la butta in caciara e scomoda le categorie dello spirito della discriminazione contro gli extra comunitari. Ieri in particolare Virginio Merola, assessore all'Urbanistica del Comune di Bologna, in un'intervista resa al 'Il Resto del Carlino' è andato all’attacco a testa bassa dell’opposizione cittadina, ricordando come la prima fase del progetto era stata sottoscritta dal sindaco Guazzaloca. "Non abbiamo alcuna segnalazione che possa destare preoccupazioni o sospetti sul Centro di cultura islamica della nostra città - sostiene Merla - un'associazione a cui proprio il centrodestra diede l'attuale sede alla Croce di Biacco". L'assessore, però, rispetto al futuro progetto di questa città nella città ammette che “il problema esiste”. “Per questo - argomenta - diciamo che per la nuova moschea si dovranno controllare finanziamenti e verificare le attività che vi saranno svolte.

In sostanza, Merola propone “una diversa gestione della futura struttura, sottoposta a controlli rigorosi affidati a un comitato ad hoc”. “Però - conclude -confondere le acque tirando in ballo Perugia significa fare un'opera di scorretta disinformazione nei confronti della città”.

Resta da vedere cosa diranno i cittadini bolognesi nel referendum consultivo che si dovrebbe tenere entro l’autunno. Il comitato promotore, cui la giunta di Cofferati sta mettendo in ogni modo i bastoni tra le ruote, ha anche deciso di andare a parlare di queste cose al Parlamento europeo. Emblematica la data prescelta: il prossimo 11 settembre.
Dimitri Buffa


Vedi il nostro articolo e la nostra partecipazione attiva a:

martedì 24 luglio 2007

«Chiudere i centri del terrore» È scontro sui luoghi di culto


n. 173 del 2007-07-24 pagina 7

«Chiudere i centri del terrore» È scontro sui luoghi di culto
di Redazione

Il centrosinistra vorrebbe un «registro». La Lega: «Basta tollerare i fanatici»

da Roma

A Perugia ci si allenava al terrorismo in moschea, ma non tutto il centrosinistra ha intenzione di applicare controlli più rigorosi ai luoghi di culto islamici. Nel governo parlano di «mappatura delle moschee» sia Livia Turco, ministro della Salute, che Antonio Di Pietro (Infrastrutture). Non siano censite, ma «chiuse», insiste invece la Lega, ormai decisa a seguire la linea dell’intransigenza dopo gli arresti di Perugia.
Se nel governo Prodi c’è chi propone il «registro» per imam e moschee, il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero apre alla tolleranza totale: «Noi - invita - dobbiamo avere un percorso di fortissima capacità di integrazione con gli immigrati che sono qui regolarmente e professano la loro fede. Per questo va fatta una legge sulla libertà religiosa in modo da permettere che ci sia un reciproco riconoscimento». È proprio il progetto sulla libertà religiosa in discussione in commissione Affari costituzionali della Camera a creare i maggiori attriti tra centrodestra e centrosinistra. L’opposizione chiede che la moschea non venga considerata uno Stato nello Stato.
Ferrero è tornato ieri sul progetto di finanziamento (10 milioni di euro) per far partire lezioni di italiano ed educazione civica nelle moschee dopo un esperimento pilota svolto da poco a Roma: «Le moschee non devono essere un luogo chiuso, separato e segregato - ha insistito anche ieri il responsabile della Solidarietà sociale - ma un luogo aperto, dove magari riuscire anche a imparare l’italiano. Questo, secondo me, è il modo migliore per sconfiggere il terrorismo».
Sulla libertà di culto concorda il Verde Cento, che spara sull’opposizione: «La propaganda degli esponenti della destra limita fortemente anche la libertà di culto che invece va garantita e tutelata». La «brillante operazione di polizia di Perugia», insiste il sottosegretario all’Economia, «non può diventare il pretesto per una campagna del centrodestra per criminalizzare le moschee».
Dopo il caso di Perugia, però, gli esponenti della Casa delle libertà chiedono cambiamenti nelle politiche sull’immigrazione del governo. Il Carroccio da giorni pretende la linea dura. Ieri si è esposto il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli: «Se ci troviamo in casa gente che ha sostanze chimiche, piantine e informazioni su obiettivi sensibili, lo si deve anche a chi ha sempre strizzato l’occhio al mondo islamico - polemizza - e in questi anni ha favorito il fatto che oggi questa gente possa fare tutto quello che vuole». Secondo la Costituzione, premette l’ex ministro leghista, «tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge». Ma a patto che «“non contrastino con l’ordinamento giuridico” e non mi risulta che la nostra legge preveda la confessione religiosa del terrorismo. Di conseguenza - ribadisce - le moschee vanno chiuse, e lo si deve fare subito».


Ferrero paga i corsi agli islamici ma si dimentica di avvertirli



n. 173 del 2007-07-24 pagina 7

Ferrero paga i corsi agli islamici ma si dimentica di avvertirli
di Emanuela Fontana

da Roma

«Non siamo stati informati, non sappiamo niente né dei corsi pilota alla moschea di Roma, né di un bando da dieci milioni di euro». Rispondono praticamente tutti così dalle comunità musulmane d’Italia, e anche dalla Consulta islamica, l’organismo che collabora con il governo per cercare una piena integrazione degli immigrati. E parlano con un certo disappunto, perché nel progetto «Laboratorio cittadinanza» del ministro Paolo Ferrero nessuno è stato coinvolto: «Incredibile - mostrano stupore al telefono - se il governo non avvisa noi, che senso ha organizzare quest’iniziativa...».
Il piano del ministero della Solidarietà Sociale di Rifondazione prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro per corsi di italiano ed educazione civica per extracomunitari. Ed è stato anticipato da un corso sperimentale alla Grande Moschea di Roma e alla moschea della Magliana, svolto con la rivista «Confronti». Da aprile a luglio quindici donne e venticinque uomini musulmani, in classi rigorosamente separate, hanno partecipato alle lezioni. Il ministro Ferrero pensa di far partire un migliaio di corsi per uno stanziamento di circa 10mila euro a testa.
Ma i corsi per i musulmani sono partiti a Roma senza il coinvolgimento delle comunità musulmane e dei «collaboratori» del governo nella Consulta. «Sinceramente nessuno mi ha informato - dice al Giornale Kamel Belaitouche, presidente dell’Ainai, l’associazione degli immigrati nordafricani in Italia, che in passato ha rappresentato tutte le associazioni italiane presso la Ue -. Informare è d’obbligo quando ci sono di mezzo i soldi pubblici. Ma con chi hanno fatto questi corsi - domanda -, chi erano gli insegnanti, chi ha partecipato? Il governo deve informare, ci sono associazioni che si occupano di queste cose e che muoiono per mancanza di finanziamenti».
Dall’associazione degli egiziani di Roma, centro, sud e isole, il responsabile, Mahomud Elshishtawy, conferma: «Nessuno ci ha messi al corrente di questi corsi pilota in moschea, né dal ministero, né dalla moschea». Non sono stati interpellati nemmeno all’associazione libanese Giarre, dove precisano però di essere «al di fuori di ogni politica e di ogni religione». Dall’associazione Al Madar raccontano di aver appreso del progetto pilota «in via informale», ma difendono la Grande Moschea: «Hanno tutta l’esperienza per fare certi tipi di corsi».
Anche per la Consulta islamica il progetto è una novità appresa dalla stampa: «A livello di consulta non ci è stato detto niente dal ministero, ma neanche come comunità - spiega Souad Sbai, direttrice del mensile Al Maghrebiya e presidentessa dell’associazione delle donne marocchine in Italia - e ci dispiace. Il nostro giornale tra l’altro pubblicizza tantissimi corsi».
Gulshan Jivnaj Antivalle, nata in Kenia, presidente della comunità ismailita e componente della Consulta, risponde allo stesso modo: «Non lo sapevo e non so chi abbiano coinvolto...».
Un primo chiarimento del governo (sull’intero progetto, non sul corso pilota di Roma) è arrivato in aula dal sottosegretario alla Solidarietà sociale, Cristina De Luca, che ha risposto a un’interpellanza del senatore Gaetano Quagliariello di Forza Italia: «L’obiettivo - ha spiegato - è quello di poter attivare corsi per circa 20.000-25.000 studenti. Saranno attuati dalle Regioni attraverso accordi di programma, dagli enti locali e dalle associazioni iscritte nel registro previsto dal Testo unico delle leggi sull’immigrazione». Il bando scatterà a settembre. Dalle comunità si chiede la massima vigilanza. E soprattutto l’informazione.

L’Italia dei minareti senza controllo


n. 173 del 2007-07-24

L’Italia dei minareti senza controllo
di Redazione

Quello che dovrebbe farci più effetto nella vicenda della moschea di Perugia è il messaggio di congratulazioni spedito dal presidente del Consiglio al suo ministro dell’Interno. In un Paese normale quando i fatti dimostrano che un governo non ha fatto nulla per la sua sicurezza, anzi si è sempre mosso nella direzione opposta, nessuno si congratula con nessuno. I responsabili non vanno in televisione a dire quanto sono bravi e a sfoderare banalità sul «livello di attenzione che deve restare alto». Dove l’avevano nascosto il livello di attenzione in tutto questo tempo, mentre si moltiplicavano le denunce sul pericolo delle moschee, sugli imam improvvisati, sui burattinai che tirano i fili della propaganda jihadista?
Nella vicenda di Perugia gli unici a meritarsi degli elogi sono come sempre gli uomini delle forze di polizia, costretti a navigare a vista.
Due settimane fa raccontavo ai lettori del Giornale quanto mi aveva detto un funzionario dei nostri servizi di polizia a proposito della situazione che dovevano fronteggiare. Gli avevo anche chiesto: delle oltre 600 moschee italiane, quante sono quelle che riuscite a monitorare e tenere continuamente sotto controllo? «Con gli uomini e i mezzi che abbiamo», mi aveva risposto, «solo le più grandi». E per le altre come fate? «Ci muoviamo sulla base delle segnalazioni che ci arrivano dal lavoro di intelligence e a volte dalla stessa comunità di immigrati». Non si era tirato indietro nemmeno davanti alla domanda più scomoda: qualche segnalazione di possibili «anomalie» è mai arrivata da chi rivendica la gestione e la responsabilità delle moschee? «Intende quelli dell’Ucoii?». Proprio loro. «Non che io sappia». E le pare possibile che siano sempre all’oscuro di tutto? È la sola domanda sulla quale aveva preferito sorvolare, aggiungendo però una considerazione importante: se si vuole fare un’opera di prevenzione concreta, mi aveva detto, non bisogna partire dal terrorismo, quello è il punto terminale, l’effetto, come dire, parossistico del problema. Il problema vero per il nostro territorio resta quello delle strategie del fondamentalismo islamico nel suo insieme. Strategie che si stanno affinando e ramificando.
Chi segue e conosce le cose dell’Islam di casa nostra parla di tre direttrici di intervento, messe a punto nelle «centrali» del fondamentalismo internazionale e dirette ai Paesi europei. La prima riguarda l’azione di propaganda sui bambini degli immigrati, abituandoli ad associare occidentali, cristiani ed ebrei all’idea del male e del nemico da combattere. La seconda guarda ai giovani che vanno recuperati per la causa. Non è un caso che alla testa della Lega dei Giovani musulmani d’Italia ci siano oggi solo ragazzotti con le carte in regola: tutti espressione dell’Islam radicale. La terza, infine, riguarda le donne dell’immigrazione, forse il pericolo più insidioso per le strategie degli estremisti con le loro rivendicazioni di libertà e di riforme che in alcuni Paesi arabi hanno già aperto la strada alla democratizzazione della società e alla laicizzazione dello Stato. Quando, tra qualche anno, la comunità avrà raddoppiato i suoi effettivi dal milione e mezzo di musulmani che conta attualmente, il prezzo della trattativa sarà ancora più alto. La nostra risposta? Da un anno a questa parte: indifferenza, silenzio, qualche tavola rotonda in Parlamento dove gli ospiti d’onore, chiamati a dare suggerimenti, sono proprio estremisti di ogni sfumatura.
E in futuro? Per capire cosa dobbiamo aspettarci basta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Ferrero all’indomani dei fatti di Perugia: niente chiusura per le moschee sospette, ci mancherebbe, controlli e sorveglianza sono contro la libertà religiosa. Un registro degli imam? facciamolo ma d’accordo con l’Ucoii. Occupiamoci dei piccoli chimici che fabbricano bombe, conclude Ferrero, e lasciamo stare il resto. Come se i piccoli chimici nascessero dal nulla e vivessero nel nulla. E intanto, avanti con lo scambio di congratulazioni e complimenti. Bisogna capirli: quanto sono bravi fanno bene a dirselo da soli.


L’imam sognava la federazione di tutte le moschee integraliste


n. 173 del 2007-07-24

L’imam sognava la federazione di tutte le moschee integraliste
di Clero Bertoldi

Cresce la preoccupazione dopo l'arresto, a Perugia, dei tre presunti terroristi islamici. Gli investigatori: "Gruppo attivo, non si sarebbe fermato"

Perugia - Non c’erano segni di una prossima interruzione dell’attività di addestramento e propaganda svolta dall’imam di Ponte Felcino Mostapha El Korchi insieme ai custodi della moschea, Mohamed El Jari e Driss, quando la polizia è intervenuta. Anzi la loro attività era in pieno svolgimento. E ora l’indagine punta a chiarire a cosa servivano le tante sostanze chimiche trovate nella casa dell’imam e i documenti, tra cui alcune cartine, trovate durante le perquisizioni. Il progetto dell’imam El Korchi era ambizioso: creare una rete delle principali moschee integraliste. L’Umbria doveva diventare la roccaforte della predicazione radicale, un territorio da strappare agli islamici moderati e ai vecchi gruppi di potere. Un attentato avrebbe dato vigore al loro progetto e legittimato la loro strategia.
Le indagini intanto vanno avanti. Un esperto chimico della Criminalpol avrà il compito di verificare se le sostanze miscelate potevano esplodere o avere comunque capacità inquinante. Ancora da scoprire la provenienza delle sostanze, su un contenitore è stata trovata l'etichetta di un istituto universitario. Per il momento la procura minimizza. «Da una prima analisi dei documenti e del materiale ritrovati sono emersi rilevanti elementi probatori in aggiunta a quelli che supportavano la richiesta di custodia cautelare - spiega il procuratore capo Nicola Miriano -. Un’analisi attenta delle risultanze investigative, compiuta col questore e con il dirigente della Digos, non ha fatto emergere al momento la sussistenza di potenziali, specifiche azioni delittuose in danno di acquedotti, aeroporti o comunque luoghi identificati».
Gli esperti stanno completando la catalogazione di tutto il materiale sequestrato (pc, cd, documenti cartacei, carte telefoniche) dopo di che inizierà il lavoro di studio e di analisi. Secondo l’accusa i tre avrebbero non solo fatto opera di proselitismo, ma anche lezioni pratiche di terrorismo, aiutandosi con materiale di siti di Al Qaida, scaricati dall’imam della moschea di Ponte Felcino, Kocri al Mostafa. I tre arrestati, intanto, sono stati trasportati in carceri di massima sicurezza e non sono più a Capanne. Se saranno disponibili a farsi interrogare dal Pm (nell’interrogatorio di garanzia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere) verranno riportati nel capoluogo umbro. La comunità islamica umbra (circa 25mila fedeli, una moschea, a Perugia e dodici luoghi di culto nelle principali città), è rimasta colpita e choccata dagli eventi. L’ultimo denunciato a piede libero, Mohamed El Absi, ritenuto l’imam di Pierantonio, smentisce di ricoprire una carica religiosa. «Non sono un imam, non sono un predicatore. Sono soltanto un musulmano». Altro non vuole aggiungere. Lascia la parola al suo legale che spiega: «Il mio assistito dimostrerà la propria innocenza e la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati. Il materiale sequestrato è del tutto ininfluente, rispetto alle contestazioni mosse dalla procura». El Absi ha moglie, cinque figli, vive in Italia da diciotto anni e ha regolare permesso di soggiorno. Lavora come metalmeccanico in una azienda di Umbertide. La caccia al quarto uomo pare abbia dato i suoi frutti. L’uomo - un marocchino dei gruppi salafiti per la predicazione e il combattimento - si troverebbbe in Marocco e le autorità italiane starebbero per chiderne l’estradizione alle autorità di Rabat. Gli investigatori umbri confermano che non ci sono prove di una dipendenza diretta del gruppo della moschea Al Nour (la luce) di Ponte Felcino, con la rete di Osama bin Laden. Si tratterebbe comunque di gruppi spontanei che da Al Qaida ricevono, via internet, proclami, messaggi, materiali, ma hanno una loro autonomia operativa.


L’ultima carta dei moderati: «Sermoni solo in italiano»

Cinque figli, quarantasei anni. Operaio. «Sono qui da 18 anni, ma non conosco bene l’italiano».
Complimenti! Ecco il progetto ben chiaro in corso in Italia: sradicare la nazione Italia e le sue culture tramite la cancellazione della sua lingua.

Ricordiamo che Matteo Ricci quando andò in Cina, studiò per ben 5-6 anni la lingua cinese prima di cominciare la sua opera di predicazione e di scrittura. A lui dobbiamo il primo rituale cattolico in lingua cinese.

Ma certo non si può accettare la lingua di una nazione che si vuole piegare alle leggi islamiche.
Basta guardare a cosa accadde alla lingua coopta al cui posto nel XIII secolo, fu imposto ai cristiani, l'uso dell'arabo.


n. 173 del 2007-07-24 pagina 6

L’ultima carta dei moderati: «Sermoni solo in italiano»
di Redazione

L’anno scorso, la consulta islamica voleva la fine delle prediche in arabo, ma la proposta è stata dimenticata

Cinque figli, quarantasei anni. Operaio. «Sono qui da 18 anni, ma non conosco bene l’italiano». Con questa affermazione il secondo imam fermato due giorni fa a Pierantonio, trenta chilometri da Perugia e due dalla moschea di Ponte Felcino ancora al centro delle indagini della procura, ha riacceso i riflettori su un problema: la lingua italiana come fattore di integrazione, sicurezza e assieme strumento di tutela per gli stessi musulmani.
Il tema è stato trattato per la prima volta l’anno scorso, in una delle riunioni più tese della Consulta islamica, in un documento presentato dalla maggioranza moderata che vedeva la marocchina Souad Sbai prima firmataria. Oggi, però, si fatica a ricordare che i moderati hanno avanzato proposte concrete per evitare ambiguità tra gli islamici d’Italia aprendo i luoghi di culto all’incontro e non trasformandoli in luoghi di separazione. Il testo, sottoscritto dalla maggioranza dei componenti, 11 su 14 (due membri erano assenti), chiedeva un intervento normativo affinché i sermoni tenuti nelle moschee fossero «in lingua italiana, evitando l’affermazione di un’identità islamica separata e conflittuale». In Inghilterra e negli Stati Uniti, per esempio, lo si sta già facendo e anche Tony Blair, a maggio, ha insistito su questa nuova linea, in un convegno dove erano presenti anche alcuni musulmani italiani.
In Italia, invece, nessuno sembra ricordare quella riunione al Viminale, tantomeno il rappresentante dell’Ucoii a Perugia, l’imam Mohammed Abdel Qader, che dalle colonne di Repubblica ieri si presentava come «uno che da sempre vuole costruire ponti e non distruggere strade». Peccato che nell’incontro del marzo dell’anno scorso al ministero, Nour Dachan, presidente e cofondatore dell’Ucoii proprio assieme a Qader, presentò al ministro Giuseppe Pisanu un documento alternativo e conflittuale con quello dei moderati. Secondo l’Ucoii – si legge nella versione data al ministro di cui il Giornale ha ottenuto una copia – non è necessario imparare la lingua italiana, ma piuttosto «avere uno o più riferimenti musulmani per ogni prefettura; sottoporre un questionario agli ospedali, ai carceri, alle scuole, alle mense di lavoro, dove si chiede se il soggetto è di religione islamica».
Tra le proposte che imbarazzarono anche il ministro Pisanu – che per consuetudine chiese di mettere a verbale il documento dell’Ucoii – c’erano anche la costituzione di una banca islamica: «La presentiamo noi», si specificava nel testo e a oggi nessun esponente dell’Ucoii ha smentito quelle richieste. Neppure Abdel Qader, l’imam duramente contestato dai fedeli qualche mese fa, che da questa vicenda pare stia piuttosto cercando di ritrovare una leadeship. Come se parlasse a nome dei 25mila musulmani che vivono in Umbria, ieri ha detto: «Io posso assicurare ai perugini che non permetteremo a nessuno di danneggiare la sicurezza di questa città».
Souad Sbai, invece, spiegava al Giornale che «è essenziale che i musulmani immigrati in Italia raggiungano un livello adeguato di conoscenza della lingua italiana», auspicando che se ne parli a Montecitorio: «Si potrebbe cominciare a riprendere in mano i documenti votati a maggioranza l’anno scorso. Partire da quelli per aprire una discussione in Parlamento». In un confronto, però, che non parta dalle polemiche innescate da Abdel Qader, che s’interrogava sul diritto «di queste persone di Ponte Felcino e di Pierantonio a proclamarsi imam», ben sapendo che la maggior parte degli imam che predicano nelle moschee dell’Ucoii sono anch’essi operai o gestori di attività di import-export.